Tradizioni di Pasqua nel Ponente ligure

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Quest’anno tanti riti e tradizioni di Pasqua nel Ponente ligure non potranno avere luogo, altri li seguiremo a distanza, grazie a tv, You Tube e quant’altro. Ve ne voglio comunque parlare con la speranza di riaccendere in voi una scintilla che possa in futuro ridestare l’interesse per questi costumi unici e con un valore inestimabile per la nostra cultura. Inoltre vi voglio omaggiare di una ricetta tutta ligure per ricreare anche nelle nostre case un pò di questa tradizione. La fonte della ricetta è mio suocero Bruno, genovese DOC, che ringrazio!

Il Ponente ligure ha sviluppato nei secoli tradizioni legate alla Pasqua del tutto peculiari e molto radicate. 

Fu probabilmente il 1731 quando si tenne la prima via Crucis, con partenza dalla Chiesa delle Carmelitane, in borgo Foce, fino al Monte Calvario.

TRADIZIONI DI PASQUA: SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO E LA VIA CRUCIS

La prima Via Crucis in Italia nasce a Firenze nel 1710, e fu proprio San Leonardo da Porto Maurizio a guidarne la predica. A San Leonardo fu riconosciuto il merito di aver portato la Via Crucis fuori dalla chiese, negli spazi pubblici all’aperto, fruibili dall’intera popolazione. Questo ruolo gli venne riconosciuto dalla madre Chiesa di Roma, città in cui gli fu permesso di stabilire una Via Crucis anche nel Colosseo, a ricordo dei Martiri: era il 1750. 

Dunque il rito della Via Crucis. Ancora oggi, o dovrei dire fino all’anno scorso, ogni anno ininterrottamente sacerdoti e le confraternite hanno percorso la Via Crucis a Imperia. Partenza dal Duomo di Porto Maurizio, per uscire poi e arrivare a piedi fino a Borgo Foce. Di qui risalita lungo la mulattiera che porta al Santuario del Monte Calvario, quale nome migliore per il punto di arrivo di una Via Crucis?! Una volta in cima si rendeva onore anche alla statua del Cristo Morto.

Si tratta di una statua molto peculiare e importante per i cittadini imperiesi. Intanto era fatta di un materiale più unico che raro, la cartapesta. La statua è ben conservata – incredibilmente visto il materiale così effimero di cui è fatta. La fattura è molto realistica e pregevole, si tratta di un’opera di inizio Settecento proveniente da Lucca. Si conserva ancora oggi all’interno del Santuario. La cosa interessante è che da subito si rivelò prodigiosa. 

Nel 1709 generò piccoli ramoscelli di ulivo verdi, quando in Liguria imperversava una carestia dovuta al gelo e gli ulivi erano tutti disseccati.

Da allora più volte nel corso dei secoli i cittadini di Imperia si sono rivolti a lei per chiedere la grazia in momenti di particolare difficoltà come carestie, epidemie o siccità. Veniva portata in processione sotto un baldacchino nero, dal santuario di Santa Croce al Duomo di Porto Maurizio. Durante i periodi di siccità del 1817 e nel 1870 si narra la pioggia cadde dopo aver invocato la statua.

TRADIZIONI DI PASQUA NEL PONENTE LIGURE: I CANTI DELLE CONFRATERNITE E I CARTELAMI

Il giovedì Santo a Imperia è il giorno per eccellenza dei Canti delle confraternite, in processione da una chiesa all’altra per ore per il giro dei Sepolcri tra le chiese cittadine intonando canti penitenziali, fino ad arrivare al Duomo di Porto Maurizio. Qui ti ho parlato dell’origine di questi antichi canti tra il popolare ed il religioso.

 
Nella Settimana Santa un’altra peculiarità delle chiese della Liguria di Ponente è l’allestimento di apparati effimeri, detti “cartelami“, di epoca settecentesca origine teatrale e di gusto Barocco. Questi erano collocati intorno agli altari delle chiese, per rappresentare scene della passione di Cristo ambientate nei Sepolcri o sul Monte Calvario proprio durante i riti della Settimana Santa e delle Quarantore.
 
Spesso erano realizzati in cartone o cartapesta. Presso l’Oratorio di San Pietro al Parasio se ne possono ancora ammirare due raffiguranti rispettivamente la Deposizione di Cristo (dei celebri fratelli Carrega) e alcuni angioletti, di pregevole fattura e restaurati di recente. Nel 2013 sono stati anche esposti a Palazzo Ducale a Genova per la mostra “Il gran teatro dei Cartelami. Scenografie tra mistero e meraviglia”. 
 
Cartelame della Deposizione di Cristo. 
 
 
Il Venerdì Santo a Imperia si ripartiva proprio dal Duomo di Porto Maurizio, con la schiodatura di Cristo dalla croce e l’avvio della Via Crucis fino al santuario del Monte Calvario.    
 
Collegate in parte alle tradizioni di Imperia sono quelle di Ceriana a Pasqua, soprattutto per quanto riguarda i canti popolari e la presenza di confraternite. 

LA RICETTA TRADIZIONALE DELLA TORTA PASQUALINA LIGURE

Ma ora vediamo ad una tradizione golosa che possiamo replicare anche a casa. Cosa c’è di più ligure a Pasqua della torta pasqualina?
 
Certo siamo passati dal sacro al profano, non pensate però non ci sia un collegamento. Questo piatto, oltre che dai contadini sui campi, era consumato spesso anche dai fedeli in pellegrinaggio dalla parrocchiale di paese al santuario dell’entroterra e viceversa, come si faceva a Molini di Triora, per citarne uno. 
E più avanti anche come piatto tipico per le scampagnate del Lunedì dell’Angelo. Questa torta di pasta sfoglia si realizzava, un tempo, con 33 veli perché questa era l’età del Cristo. Anche le uova inserite intere nella torta, hanno un profondo significato cristiano, essendo l’uovo simbolo di rinascita.
 
La ricetta ORIGINALE è con le bietole, di cui le nostre fasce sono piene. Una apprezzata alternativa è, invece, con i carciofi ed è ottima. Anche se optate per la versione con i carciofi, aggiungete un pò di bietole al ripieno per preservarne la morbidezza. 
 
 
Potete fare la pasta a mano o sopperire alla mancanza di tempo con la sfoglia o la pasta brisé. 
 

INGREDIENTI   

Se vi avventurerete a farla a mano ecco gli ingredienti PER LA PASTA:

  • 300 gr di farina 00
  • 3 cucchiai di olio evo
  • acqua
  • sale

PER IL RIPIENO:

  • 1 cipolla
  • 1 kg di bietole/ una valida alternativa sono i carciofi
  • 6 uova
  • maggiorana e aglio tritati q.b
  • 70 gr parmigiano grattugiato
  • 0,5 kg di prescinseua (se non la trovate potete sostituire con la ricotta, meglio se di pecora)
  • sale
  • burro

PREPARAZIONE

Si inizia versando la farina sul piano di lavoro: aggiungete olio e sale quanto basta e lavorate fino ad ottenere un impasto elastico. Dividete in due parti per ottenere due impasti tondi da spruzzare con un pò di olio e lasciate riposare coperti per almeno un’ora.

Per il ripieno iniziate lavando e tagliando a strisce le bietole. Affettate poi la cipolla e fatela stufare insieme alle bietoline in un tegame. Dopo che si sono raffreddate versate in una terrina e unitele con la prescinsêua (o ricotta), due uova, maggiorana e aglio tritati, parmigiano e sale q.b. 

Stendere il primo panetto di pasta cercando di ottenere una sfoglia più sottile possibile. Ungere un tegame a bordo alto e adagiare sul fondo la prima sfoglia. Riempirla con il ripieno. Creare quattro fori nel ripieno steso, equidistanti tra di loro, e inserire le uova sgusciate. Al di sopra stendete altri 2 o 3 veli di pasta, sempre il più sottili possibile. Rimboccare i bordi lasciati, in precedenza, adagiati sul bordo del tegame. Spennellare la superficie con un filo di olio. Mettere in forno a 180° gradi per circa 30 minuti. 

Una volta terminata la cottura, togliere dal forno la torta e versarci sopra un filo d’olio per agevolare il formarsi della tipica increspatura.

A questo punto sarà tutta da gustare, anche fredda, magari proprio per il giorno di Pasqua…in ogni caso tanti auguri di cuore dalla famiglia dei Piccoli Grandi Viaggiatori!

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2 risposte

  1. Oddio che voglia di fare la torta pasqualina! M non ho né bietole né carciofi in casa, né tantomeno prescinseua! Ahimé! Scopro con te la tradizione dei Cartelli, che non conoscevo affatto! E non sapevo che fosse merito di San Leonardo l’introduzione della via Crucis a Porto Maurizio (e financo al Colosseo!)

    1. Non si finisce mai di imparare…comunque la puoi fare anche dopo Pasqua se ti riesci a procurare bietole (o spinaci), carciofi e ricotta (meglio se di capra, ma in mancanza vaccina!)…Pensa che pure Sgarbi è venuto a vedere il cartelame dell’Oratorio di san Pietro al Parrasio 😉

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