La tradizione del pandolce genovese a Natale!

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La tradizione del pandolce genovese a Natale!

Quest’anno il Ponte dell’Immacolata è dedicato a preparare i pandolci genovesi a casa dei Piccoli Grandi Viaggiatori.  La tradizione del pandolce genovese a Natale per la famiglia di mio marito è un’usanza che si tramanda da generazioni, anche perché i suoi nonni avevano una pasticceria proprio a Genova. Ora abbiamo già iniziato a tramandare questa ricetta ai nipotini. In particolare nostra figlia Laura di 4 anni sembra apprezzare lo stare con “le mani in pasta”!
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La tradizione del pandolce genovese a Natale
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Si tratta del dolce ligure tipico di Natale, rimasto uguale a se stesso per tanti secoli…
Sembra che risalga al 1500. Leggenda narra che il doge Andrea Doria bandì addirittura un concorso tra i maestri pasticceri genovesi per inventare un dolce che esprimesse la ricchezza cittadina.
Il dessert che nacque fu coerente con l’anima genovese e le sue radici marinare: nutriente, ma di lunga conservazione, da tenere in cambusa durante i lunghi viaggi per mare…

Se volete cimentarvi a farli in casa sappiate che sono anche un’ottima idea regalo, per un dolce pensiero fatto con le vostre mani!
Iniziamo col darvi gli ingredienti…Tenete presente che esistono due versioni del pandolce genovese, la più antica sembra sia quella lievitata. Mentre successivamente si diffuse quella “bassa”, che noi in famiglia prediligiamo e che meglio si conserva alla conservazione.

 

INGREDIENTI

Per un chilo di pandolce occorrono:
190 gr di lievito madre. Oppure per la versione “bassa” 1 bustina e 1/2 di lievito per dolci.
240 gr di farina doppio zero
75 gr di burro
100 gr di zucchero
1/2 bicchiere di latte
180 gr di uvetta sultanina
180 grammi di candito (vi consigliamo non misti, ma solo scorza d’arancia e cedro in egual misura)
50 gr di pinoli

LA TRADIZIONE LIGURE DEL PANDOLCE DI NATALE!

PREPARAZIONE

Lavorate il burro e lo zucchero, usando una frusta a gancio, nell’impastatrice (o in alternativa con un grosso cucchiaio e molto olio di gomito) finché non avranno una consistenza omogenea.

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Impastate poi unendo la farina setacciata con il lievito e continuate a lavorare finché non avrete ottenuto una sorta di sbriciolatura fine. Aggiungete allora il latte tiepido e amalgamate.
Unite l’uvetta strizzata, i pinoli e i canditi a cubetti e lavorate con le mani. Quando la frutta sarà distribuita in maniera omogenea fate una specie di palla, appoggiatela su una placca antiaderente che avrete cosparso con un velo di farina, schiacciatela fino ad ottenere una sorta di disco di 20 cm di diametro.

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In cima si fa il cosiddetto “cappello del prete”, un triangolo inciso con un coltello. Poi si fa lievitare 16 ore circa (solo se avete optato per la versione lievitata ovviammente!!) e si mette nel forno a 160 gradi per un’ora e mezza. 
Ricordatevi che la qualità di uvette, canditi e pinoli fa la differenza, quindi conviene investire qualche euro in più per ottenere un ottimo risultato, magari acquistando ai mercati rionali…
Come ci informa il sito di Turismo in Liguria, i migliori pinoli sono quelli provenienti da Pisa, mentre l’uvetta migliore viene da Smirne!

Per la versione non lievitata, e la procedura di impasto, ringrazio invece mio suocero, genovese doc. Anche se non vi ho potuto svelare tutti quanti i trucchi della sua ricetta in quanto segreto di pasticcere!

IDEA REGALO

Una volta preparati e lasciati raffreddare potete avvolgerli in carta da forno e poi fasciarli in carta da regalo: sarà un dolce pensiero graditissimo!

La tradizione del pandolce genovese a Natale

CURIOSITÀ

Secondo la tradizione il più giovane della famiglia doveva inserire un rametto di ulivo per decorare il pandolce, in segno di buon auspicio. Il taglio del pandolce poi, spettava al più anziano della famiglia e la prima fetta andava conservata per essere regalata ad un povero.

 Per altre tradizioni liguri ti invito a leggere il mio post sulle infiorate artistiche in Liguria.

 

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4 risposte

  1. Mammamia che voglia di pandolce ora e subito adesso!
    E invece niente, sono in un b&b a Ostia a mangiare un pezzo di schiacciata farcita.
    Vedrò di rifarmi a Natale, in quella minitoccata-e-fuga che farò il 25 da mammà!

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