MANTOVA E DINTORNI COSA VEDERE OLTRE IL PO

Mantova e dintorni: se capitate nella bellissima Mantova, dopo la visita di questa città di cui vi parlo in questo articolo, potreste voler dedicare qualche giorno extra al suo territorio. 

Vi assicuro che è una buonissima idea e che potreste dedicarvi ad un turismo di scoperta: luoghi ancora non troppo affollati, ma che sapranno catturarvi. 

Siete pronti a scoprirli con me? Non vi preoccupate, vi aspetto, anche perchè nell’Oltrepò mantovano la fretta non è di casa. Turismo lento è sicuramente la giusta definizione del tipo di viaggio che potrete vivere qui, di quella lentezza che è un lusso e che potrete riscoprire grazie ai paesaggi rilassanti della pianura e alle panoramiche rive del fiume Po, dove tra passeggiate, biciclettate e giri in barca non vorrete più andar via…e vogliamo parlare di un aperitivo al tramonto o di una cena con vista sul fiume?!

Tabella dei Contenuti

Ma andiamo con ordine, e proviamo a costruire un itinerario di un weekend. Se vi posso aiutare, è merito dell’esperienza che ho appena trascorso nell’Oltrepò mantovano grazie ad un progetto del Consorzio dell’Oltrepò Mantovano, con  la collaborazione dell’ Associazione Italiana Travel Blogger, degli uffici del turismo della Regione Lombardia e della Provincia di Mantova.

Con l’#aitboltrepomantovano potrai seguire sui social il mio racconto per immagini di questo sorprendente territorio, nonchè un diverso itinerario che hanno compiuto i miei colleghi blogger: Roberta Gamberetta Rossa e GiroViaggiando.

ITINERARIO DI UN WEEKEND NELL’OLTREPò MANTOVANO

GIORNO 1 – DA SAN BENEDETTO PO A PEGOGNAGA SULLE TRACCE DI MATILDE DI CANOSSA

Arrivate in zona e scegliete il vostro punto di riferimento per il weekend, la scelta è ampia tra agriturismo, bed and breakfast e tante altre soluzioni a contatto con la natura.

Vi consiglio di optare per una struttura tra San Benedetto Po e Pegognaga, in modo da non essere troppo distanti da nessuna delle località toccate da questo itinerario.

Noi abbiamo alloggiato presso il B&B Corte Bertoia, che ha comode stanze che possono ospitare non solo coppie, ma anche famiglie. Lo consiglio di gran lunga a chi ama la pace, i paesaggi bucolici e osservare albe e tramonti. Si trova, tra l’altro, vicinissimo ad un Osservatorio astronomico, caratterizzandosi come un posto speciale per ammirare anche memorabili cieli stellati. La colazione è un momento speciale, in particolare noi abbiamo apprezzato le  marmellate e i dolci fatti in casa e poter fare quattro chiacchere con i proprietari, come fossimo amici di famiglia.

 

SAN BENEDETTO PO’ E L’ABBAZIA DI POLIRONE: “LA MONTECASSINO DEL NORD”

San Benedetto Po, uno dei Borghi più belli d’Italia, è un po’ il centro nevralgico di questo itinerario nell’Oltrepò mantovano e la sua fama attira già diversi turisti per via dell’Abbazia di San Benedetto in Polirone e dal relativo Museo civico polironiano. Tutto ruota intorno alla magnifica piazza Folengo Teofilo che tramite l’Abbazia si fonde con Piazza Matilde di Canossa formando un complesso di dimensioni davvero ragguardevoli, che non ti aspetti in un centro tutto sommato abbastanza piccolo.

L’abbazia un tempo era detta “la Montecassino del Nord”, giusto per comprendere la sua importanza e contava circa 700 monaci. Un dato sorprendente, considerando che all’inizio, quando fu fondata nel 1007 dal nonno di Matilde, Teodaldo di Canossa, contava appena 7 monaci.

mantova e dintorni cosa vedere

Qui i monaci seguivano la regola di Benedetto da Norcia, “ora lege et labora”.

Qual è il legame con la figura matildica? In breve Matilde conservava bellissimi ricordi del periodo passato in abbazia col nonno e la madre, periodo sereno di una vita fuori dell’ordinario che ben poco di sereno ebbe successivamente. Tanto che fu sempre benevola nel sostenere economicamente l’Abbazia ed espresse il desiderio di essere ivi sepolta. Così fu fatto, se non fosse che poi si decise di trasferire la sua sepoltura a Roma per adornarla di una tomba costruita niente meno che dal Bernini, chissà se Matilde avrebbe gradito l’idea o piuttosto avrebbe preferito restare nel suo luogo del cuore?

Comunque, la visita all’Abbazia e al Museo civico polironiano è un tutt’uno perchè le sale del museo sono allestite negli eleganti ambienti che erano dell’Abbazia. Rimarrete subito impressionati dalle ampie sale sottostanti che erano quelle del refettorio e di dove si conservavano vino e provviste. Qui troverete anche un’interessante esposizione di carri agricoli padani, ma la prima cosa che vi colpirà sarà il grande dipinto cinquecentesco dell’Ultima Cena, opera del veronese Girolamo Bonsignori.

Il dipinto è normalmente custodito presso il Museo Civico di Badia a Polesine e si trova qui solo temporaneamente, grazie alla mostra “Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano”.

Tutt’intorno l’originale architettura dipinta, ideata dal giovane Correggio.

Ai piani superiori si trovano gli ambienti più suggestivi dell’Abbazia. In primis i Chiostri, dove dominano armonia architettonica ma anche pace e serenità. Qui si coltivavano le erbe semplici che venivano impiegate nelle contigue farmacia e “infermeria vecchia”.

Da qui si sale attraverso lo scenografico scalone barberiniano agli ambienti superiori. Lo scalone era stato costruito nel Seicento, così come l’appartamento dei principi, per ospitare i Gonzaga duchi di Mantova.

Non vi lasceranno certo indifferenti nemmeno gli ambienti della Biblioteca e dello Scriptorium. Qui veniva svolta l’attività principale grazie alla quale i monaci sono noti fino ai giorni nostri: venivano copiati a mano e composti i manoscritti. Gli ambienti neoclassici, realizzati dall’architetto Paolo Pozzo, ospitano anche conferenze, matrimoni e particolari eventi su richiesta.

Le sale ai piani superiori, grazie ai sapienti allestimenti del Museo Civico polironiano, offrono anche uno spaccato della società rurale degli abitanti dell’Oltrepò mantovano, della loro cultura materiale, credenze religiose, ma anche profane, come leggende e credenze popolari.

Io ho apprezzato in modo particolare la sala che ricostruisce una scuola elementare di inizio del secolo scorso, con calamaio e altri oggetti d’epoca: il tutto all’insegna del “vietato NON toccare”, un motto che distingue il Polirone da moltissime altre realtà museali, come ci hanno fatto notare Federica che si è occupata degli allestimenti e Vanessa che Assessora alla Cultura del Comune di San Benedetto Po.

Immancabile, all’interno della vostra visita, anche un salto alla Chiesa abbaziale in cui alle preesistenti forme romaniche e poi gotiche si affiancherà il decisivo intervento cinquecentesco di Giulio Romano, che vuole portare il Nuovo stile rinascimentale anche in Polirone, dialogando con le preesistenti forme medievali, senza cancellarle.

INFO UTILI PER LA VISITA

Sul sito del museo civico polironiano trovate le informazioni aggiornate sugli orari ed il costo dei biglietti.

UNA PAUSA PRANZO NEL VERDE DEL PARCO DI SAN LORENZO A PEGOGNAGA

Potete entrare subito in contatto con il Po presso il Ristorante Il Vecchio Cornione a San Benedetto Po, situato proprio sulla riva, oppure mangiare un panino e rigenerarvi nel Parco di San Lorenzo, ci sono anche sedie e tavoli utili per consumare un pranzo al sacco.

Si tratta della prima esperienza di Parco Locale  di Interesse Sovracomunale della Provincia di Mantova. Ben 56 ettari con specchi d’acqua di origine artificiale, di cui 37 ettari di area destinata a parco pubblico, e 12 adibiti ad area naturale (Oasi  Falconiera) dove sono presenti circa 180 specie di uccelli, tra questi le ardeidi qui formano una delle garzaie più importanti del territorio mantovano.

E’ possibile effettuare attività di birdwatching previa prenotazione.

Qui invece potete scaricare la mappa e consultare tutte le attività praticabili nel Parco in ogni stagione.

Se amate pedalare, non dimenticate che il Parco di San Lorenzo si trova lungo la Ciclovia dei Parchi che collega tra loro tutte le aree protette del Sistema Parchi dell’Oltrepò Mantovano.

Lo raccomando molto a chi ama la natura e alle famiglie con bambini: potranno scorazzare in giro, si può fare un pic nic, c’è anche un parco giochi con gonfiabili subito all’ingresso del parco e si può praticare la pesca sportiva nei laghetti artificiali. Troverete anche la leggenda del Lago e del Bosco da leggere ai vostri figli, che ruota intorno alla figura di Doraluce.

 

 

PEGOGNAGA: LA PIEVE MATILDICA DI SAN LORENZO

La Pieve matildica di San Lorenzo, come suggerisce il nome, fa parte di un circuito di una decina di edifici religiosi nell’Oltrepò mantovano edificati per volere di Matilde di Canossa, oltre all’Abbazia del Polirone, che come abbiamo visto fu costruita da su nonno, e rimase sempre a lei molto cara.

Tutti questi edifici furono costruiti, nella seconda parte del secolo 1000, questa in particolare si pensa sia stata costruita intorno al 1082. Avevano carattere religioso, ma anche un’importante funzione di presidio sul territorio.

Qui potete vedere l’intero circuito di pievi matildiche visitabile nell’Oltrepò mantovano, da Gonzaga a Felonica:

Courtesy consorzioltrepomantovano.eu

Cliccando sulla mappa accederete al loro sito e potrete scaricare la mappa, inclusa una breve descrizione di ogni Pieve sul retro.

Si stima che all’epoca le Pievi matildiche non fossero meno di 55. Incredibile vero?

Del resto, in merito al personaggio di Matilde di Canossa, c’è molto di incredibile. Anche solo il fatto che, in un’epoca in cui alle donne nemmeno si insegnava a leggere, lei raggiunse una simile posizione di potere e centralità.

Si narra che Matilde, oltre a provenire da una famiglia molto ricca e influente, fosse di bell’aspetto e dai capelli rossi, che fosse molto religiosa, ma anche una condottiera vocata al comando. Perse i fratelli da piccola e poi la sua prima e unico genita, a pochi giorni dal parto. Ebbe due matrimoni brevi e sfortunati e passò la maggior parte della vita da sola, almeno ufficialmente.

Inoltre, leggenda narra che Matilde avesse pattuito col Pontefice dell’epoca che se fosse riuscita a costruire 100 chiese avrebbe potuto celebrare Messa. Sembra poi che, nonostante fosse riuscita nell’impresa, diverse avversità le impedirono di concludere il rito, sebbene avesse iniziato a pronunciarlo.

Noi abbiamo avuto la fortuna di essere guidati alla scoperta della Chiesa di San Lorenzo dall’appassionato Vittorio, membro dell’Associazione Territorio Ambiente. La pieve mostra subito le sue forme romaniche, ma già dal selciato d’ingresso anche memorie d’origine bellica, con le bombe inesplose poste davanti al suo ingresso, così come la scritta dedicata ai caduti nella Grande guerra.

Dovete sapere, infatti, che nel primo dopoguerra gli abitanti di Pegognaga si interrogarono sull’opportunità di costruire un nuovo edificio dedicato alla Memoria dei Caduti, ma i più lungimiranti proposero invece di restaurare la Pieve matildica, che necessitava d’intervento. Ecco allora comparire la scritta sulla facciata e altre testimonianze fino alla presenza della Cripta interna dedicata a caduti e dispersi.

COSA NON PERDERE ALL’INTERNO DELLA PIEVE MATILDICA DI PEGOGNAGA

  • Numero 1. La figura del Padre Eterno, raffigurato sopra l’abside centrale. E’ passato da poco il Concilio di Trento (conclusosi nel 1563), i pittori sono alle prese per la prima volta con l’onore, ma anche l’onere, di rappresentare la figura divina. Qui l’artista sceglie di rappresentare Dio benedicente sormontato da un triangolo sopra la testa, simbolo di Trinità e perfezione. Siamo agli albori di un’iconografia. Negli angoli laterali i due arcangeli guerrieri sono, invece, del XII secolo e si dice si tratti di una delle più antiche raffigurazione di tutto il territorio dell’Oltrepò. 
  • Numero 2. La cifra stilistica della Chiesa romanica è la peculiare forma del capitello, “a toro”. Si ripete lungo le navate, così come nel transetto, nella cripta sotterranea e persino all’esterno.
  • Numero 3. Il crocefisso ligneo posto sopra l’altare. Si tratta di un’iconografia molto particolare, fuori dall’ordinario. Se di solito il Cristo sulla Croce è già morto, rappresentato con gli occhi chiusi, la testa reclinata, qui Cristo è morente: il volto è dritto, gli occhi ancora aperti, le membra ancora tese, siamo nel momento di massima tensione e di sofferenza, una scelta di forte impatto emotivo, che trova qualche esempio analogo nelle Chiese del Trentino Alto Adige.
  • Numero 4. Indovinate chi è l’autore delle 14 stazioni della Via Crucis in bassorilievo che decorano le navate? Niente meno che Domenico Mastroianni, zio del celebre attore, che realizzò queste sculture a inizio ‘900.

L’ISCRIZIONE AL FIUME PO NEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI PEGOGNAGA

Se siete a Pegognaga, non dovreste perdere anche il Museo civico archeologico, ospitato all’interno del Centro culturale Livia Bottardi Milani.

Si tratta di una singola stanza che è una chicca di reperti interessanti rinvenuti nell’area archeologica di San Lorenzo, posta proprio tra la Pieve e l’adiacente cimitero.

In particolare merita la visita il Capitello di ordine tuscanico, datato tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C. recante l’iscrizione PADO PATRI.

Si tratta dell’unica dedica al Padre Po mai trovata (probabilmente vi era anche una statua votiva posta sopra il capitello), che attesta quindi un culto per il  fiume, considerato alla stregua di una divinità, così come per un altro ritrovamento a Roma, con dedica al Tevere.

L’ingresso è gratuito e sul sito trovate gli orari di apertura del centro.

GIORNO 2 – SUZZARA: TRA ARTE CONTEMPORANEA E UNA PASSEGGIATA IN RIVA AL PO

 

IL PREMIO DI SUZZARA E LA GALLERIA DEL PREMIO

Ma voi lo sapevate che a Suzzara c’è forse la più grande raccolta del Realismo pittorico italiano? E che ogni volta che vengono organizzate mostre su questo periodo in giro per l’Italia, vengono chieste delle opere in prestito a questo Museo?

Io assolutamente no, immaginatevi che sorpresa visitare questo luogo e ascoltare Raffaella Zaldini, Assessora alla Cultura, accompagnata da Nicoletta, dipendente di questo Museo gestito dal Comune di Suzzara, che ci spiegavano la storia del Premio e di questi spazi.

Qui, tra i numerosi artisti ospitati,  si trova qualche opera di Gorni, celebre artista della zona, di Aldo Borgonzoni, Warner Vaccari ed una particolarissima opera di Gianni Colombo, “Strutturazione Pulsante”, recuperata all’oblio e miracolosamente restaurata.

La prima edizione del Premio si è tenuta nel 1948 grazie alla vulcanicità di un personaggio come Dino Villani, noto pubblicitario originario di Nogara. Quello che inventò anche il logo del panettone Motta per capirci. Il premio esprimeva la volontà di far interagire arte e popolazione locale, arte e tessuto economico del territorio, volontà che permane ancora oggi, pur se riattualizzata e sotto nuove forme.

La cinquantesima edizione del Premio, iniziata nel 2018 e ancora in corso, ha visto gli artisti impegnati a preparare dei progetti, che poi potevano venire scelti dalle aziende del territorio, per essere concretamente realizzati. L’azienda metteva a disposizione materiali, know how, anche la partecipazione dei suoi dipendenti in diversi casi, e l’artista l’idea e la direzione dell’esecuzione. Un’idea davvero interessante di co-creazione.

Un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato è stata la predisposizione a fare laboratori con i bambini, le scuole, etc. Se avete classi o gruppi di vario genere, contattate il Museo per sentire le loro proposte laboratoriali!

In tutti i musei dell’Oltrepò ho notato questa propensione, anche al Museo civico Polironiano, e devo dire che mi ha fatto molto piacere.

INFO UTILI PER LA VISITA:

Sul  sito web della Galleria del Premio trovate i contatti, potete farvi un’idea in anteprima degli ambienti e verificare gli orari di apertura.

Lasciamo Suzzara con una chicca su questa città:

Un’araba fenice campeggia sullo stemma araldico di Suzzara. Infatti, si narra che la cittadina fosse stata distrutta da un incendio ed è così che è stata scelta la fenice come stemma. Post Fata Resurgo è il motto che accompagna il mito dell’araba fenice che rinasce delle ceneri. Tale motto è stato fatto proprio dell’ultima mostra esposta al Museo di Suzzara, anche con l’intento di segnare la ripresa post Covid, un augurio che facciamo di cuore a tutti i musei italiani.

SULLE RIVE DEL PO AL PARCO DI SAN COLOMBANO

Ma voi non lasciate Suzzara, prima di aver esplorato il Parco di San Colombano!

Il Parco di San Colombano si estende proprio sulle rive del Po, nei Comuni di Suzzara e nella golena prospiciente gli abitati di Riva e Gravellano. Secondo Wikipedia una golena è lo “spazio piano compreso tra la riva di un corso d’acqua e il suo argine”, quando le acque del fiume sono alte la golena viene sommersa.

Si tratta di uno spazio di ben 730 ettari! Che voi decidiate di esplorare il Po via acqua, tramite un giro in barca o in canoa, o di fare una semplice passeggiata a piedi nei suoi boschi ne rimarrete sorpresi.

Volendo potrete ammirare le spiagge del Po, che sono tanto care agli abitanti del posto.

In ogni stagione l’aspetto di questo ambiente soggetto alle piene del Po cambia, controllate le attività da poter fare in ogni stagione sulla pagina del Parco.

Pensate che qui, a partire dagli anni 2000, sono state piantate oltre 250.000 piante appartenenti alle principali specie autoctone della zona, non manca nemmeno la fauna tipica della golena e dei relativi boschi.

Il parco prende il nome dalla Chiesa collocata nell’antico villaggio di Riva, dedicata all’omonimo santo irlandese. Qui sorge il Memoriale della Riconciliazione, un monumento megalitico che richiama la tradizione degli stones circles dell’Irlanda preceltica.

Come il Parco San Lorenzo, anche il Parco San Colombano è collegato tramite la Ciclovia dei Parchi alle altre aree protette del Sistema Parchi dell’Oltrepò Mantovano. All’ingresso del Parco, si trova anche un bike point. Inoltre, il parco è posto lungo l’itinerario Eurovelo EV8 – la Via del Mediterraneo che va dalla Spagna a Cipro – e la ciclovia 2d della provincia di Mantova.

E per ristorarsi, proprio all’ingresso del Parco, non dimenticate che c’è il ristorante Argento Vivo, qui il giovane Diego, sua madre e tutto lo staff vi attendono con bellissima vista sul Po e piatti che accontentano sia chi ama la carne, sia chi ama il pesce o le verdure. Potete rivolgervi qui anche per avere i contatti di chi effettua giri in barca, o altre attività acquatiche.  

Qui vi parlo anche dell’aspetto enogastronomico, che è uno dei punti forti – anzi fortissimo – dell’Oltrepò mantovano, ma ditemi la verità, non vi ho un po’ già convinto ad andarci?

Se invece conoscete già questi luoghi e avete qualche posto interessante da suggerirci, vi aspetto nei commenti!

Per ora vi lascio con questo tramonto scattato subito fuori da San Benedetto Po, non potrei chiudere in modo più eloquente!

Mantova e dintorni cosa vedere oltre il Po.

 

Elisa Scuto in collaborazione con Consorzio Oltrepò mantovano e AITB.

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Elisa Scuto

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