L’origine delle colline del Monferrato: la leggenda

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Siete curiosi di conoscere l’origine delle colline del Monferrato: vi racconterò subito la loro leggenda. Ma prima, una premessa: tutto cominciò da qui…

Durante un bellissimo fine settimana passato nella zona di Casale Monferrato, presso l’agriturismo Cà San Sebastiano a Camino, approfittiamo per prenotare un tour guidato delle loro cantine. Qui, oltre all’affascinante storia della “Cantina Pierino Vellano”, oggi Ca’ San Sebastiano Wine Resort & SPA, la nostra guida ci racconta la leggenda delle origini del Monferrato.

Questa suggestiva storia mi aveva colpito molto e così ho fatto delle ulteriori ricerche e ho deciso di raccontarvela.

Questo racconto, naturalmente, non vuol essere la verità assoluta, ma contribuire alla divulgazione della leggenda sulle origini di un territorio bellissimo, tanto che il Monferrato è stato dichiarato Patrimonio UNESCO, parte della nostra splendida Italia tra le provincie di Asti e Alessandria. Qualcuno di voi potrà persino raccontarla sotto forma di favola ai propri bambini prima della buona notte. E allora iniziamo.

Nel lontano 934 nel castello di Sezzè (oggi conosciuto come l’Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio, in provincia di Alessandria) nacque Aleramo, figlio di nobili genitori di origini germaniche che purtroppo, lo lasciarono orfano in seguito ad un pellegrinaggio in queste zone. I castellani di Sezzè lo allevarono come un figlio e quando fu abbastanza grande, Aleramo partì per trovare lavoro come sguattero del cuoco presso il vescovado di Albenga.

All’età di 32 anni Aleramo partì con il vescovo di Albenga per andare a sostenere Ottone I di Sassonia in Lombardia. Ottone I, detto Ottone il Grande, re d’Italia dal 951 ed Imperatore del Sacro Romano Impero dal 962, era stato chiamato a sedare la ribellione dei propri sudditi, durante l’assedio di Brescia. I ribelli riuscirono a penetrare la brillante difesa dei soldati germanici ed a raggiungere la tenda dell’imperatore minacciandone la vita. Qui, un cavaliere misterioso sferrò un violento attacco, obbligando i ribelli bresciani alla ritirata.

Ovviamente l’imperatore Ottone I rimase colpito dal valoroso soldato che gli aveva salvato la vita, ma purtroppo la sua identità non si riusciva a scoprire. Così dopo diverse ricerche, fu il vescovo di Albenga a svelarne l’identità riconoscendo allo sguattero del proprio esercito i meriti dovuti.

L’imperatore volle incontrare il suo salvatore, ma Aleramo, allora soprannominato “Carbonaio”, si rifiutò, sostenendo di non poter comparire davanti ad un sovrano per il proprio aspetto trasandato. Anche qui il vescovo fece la sua parte e in seguito a ripetute minacce nei confronti del proprio sottoposto riuscì ad organizzare l’incontro. Ottone I, fu molto colpito dalla figura di Aleramo e decise di nominarlo suo cavaliere e di conferirgli il compito di educatore della figlia Alasia.

E’ facile intuire che i due giovani, dopo diverso tempo passato insieme, si innamorarono l’uno dell’altra. Ma di questo amore Ottone I non fu per niente contento ed i due giovani fuggirono in Liguria e più precisamente ad Alassio. I due ebbero ben quattro bambini e col tempo vennero perdonati dall’Imperatore che conferì ad Aleramo il titolo di marchese e la promessa di concedergli tante terre quante ne riuscisse a percorrere a cavallo senza alcuna sosta.

La leggenda racconta che Aleramo percorse incessantemente, per tre giorni e tre notti, otre 400 km di territorio sfinendo a morte il suo cavallo. Il percorso che fece, dal Po fino alla Liguria, definì i confini dell’attuale Monferrato. Ci sono varie ipotesi sull’etimologia della parola Monferrato, (dal latino “mons”  e  “ferratus”), compresa una secondo la quale la parola deriva dal territorio montuoso percorso, appunto, in una sola volta da un cavallo ferrato e dal suo cavaliere.

Di questa storia non è possibile sapere quanto ci sia di verità e quanto di leggenda, ma sappiamo per certo che Aleramo, marchese del Monferrato, è esistito veramente.

Questa ed altre leggende mi rimangono particolarmente impresse perché raccontano qualcosa che ha un fondamento storico, ma sono velate da una sfumatura romantica che le rende eterne.

Devo ancora scrivere un post dettagliato sulla nostra splendida visita a Ca’ San Sebastiano, da coppietta ancora senza figli, ma nel frattempo vi suggerisco altri itinerari in Piemonte, in particolare non perdetevi uno splendido giro di due giorni nelle Langhe!

Voi conoscete qualche altro aspetto di questa o di altre leggende legate al Monferrato? L’avevate già sentita? Vi prego di raccontarmi tutto nei commenti!!

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Elisa Scuto

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